Antonio Albanese torna al cinema con 'Lavoreremo da grandi', commedia da lui diretta e interpretata. L’attore e regista affida a una notte fuori asse il racconto di un’amicizia logorata dal tempo e dalle occasioni mancate. Il film arriva nelle sale il 5 febbraio e conferma una cifra autoriale riconoscibile, capace di tenere insieme sorriso e malinconia.

La miccia narrativa è semplice e spiazzante: tre amici di mezza età attendono l’arrivo di Toni, il figlio di uno di loro appena uscito di prigione. Quella che dovrebbe essere una festa si trasforma rapidamente in una deriva notturna fatta di eccessi, incidenti e incontri imprevisti. Il tutto si muove in una provincia lacustre immobile, che diventa specchio di un’esistenza sospesa, dove i sogni restano tali e le scelte vengono rimandate all’infinito.

Accanto ad Albanese, il cast schiera Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese e Niccolò Ferrero, interpreti di personaggi fragili e contraddittori, spesso ridicoli, sempre profondamente umani. La narrazione procede per accumulo, tra bar di paese, strade buie e interni domestici, seguendo un’unità di tempo quasi teatrale che concentra tutto in poche ore, fino a un’alba carica di significato.

'Lavoreremo da grandi' non è soltanto una commedia degli equivoci. È una riflessione leggera ma puntuale sull’età adulta come promessa disattesa, su un’Italia ferma mentre i protagonisti girano a vuoto, incapaci di cambiare davvero direzione. L’ironia, marchio di fabbrica di Albanese, qui si fa più sottile, attraversata da un disincanto che lascia il segno.

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