Dietro uno dei soprannomi più curiosi dell’infanzia di Riccardo Scamarcio c’è un film diventato leggenda del cinema mondiale: 'Fitzcarraldo'.

Da ragazzo, infatti, la nonna lo chiamava proprio così, come il protagonista del capolavoro di Werner Herzog del 1982 interpretato da Klaus Kinski. Il paragone nasceva dall’ostinazione con cui il giovane Scamarcio inseguiva i suoi obiettivi, la stessa determinazione visionaria dell’uomo che nella storia tenta l’impresa quasi impossibile di costruire un teatro dell’opera nel cuore della foresta amazzonica.

Scamarcio lo racconta durante un incontro con l’ANSA, spiegando quanto quella figura cinematografica continui a rappresentare una metafora personale del suo modo di intendere il lavoro artistico. 'Farei Fitzcarraldo', dice evocando con affetto il soprannome che la nonna gli attribuì quando era ancora un ragazzo.

L’immagine dell’uomo capace di trascinare una nave sopra una montagna pur di inseguire un sogno diventa così il simbolo di una visione del cinema fatta di rischio, ambizione e perseveranza.

Nel suo percorso, tra successi popolari e cinema d’autore, l’interprete di 'Tre metri sopra il cielo' e 'Romanzo criminale' ha alternato generi e collaborazioni diverse, costruendo una carriera che negli ultimi anni lo ha portato anche su set internazionali.

In queste settimane l’attore è nelle sale italiane con 'Muori di lei', thriller sentimentale diretto da Stefano Sardo in cui recita accanto a Mariela Garriga. Nelle sale da marzo 2026, il film esplora una relazione segnata da desiderio, ossessione e manipolazione emotiva.

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