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Dietro il cinema di Valeria Golino si nasconde un dolore personale legato alla morte del padre.
L’attrice e regista ha ricondotto in modo esplicito il filo che unisce i suoi primi due lavori a un’esperienza privata mai davvero raccontata. Il tema della morte, centrale sia in 'Miele' sia in 'Euforia', non nasce da una scelta narrativa costruita.
'Il filo rosso che ha unito i miei primi due film è stata la morte, il bisogno di confrontarmi con la fine della vita', ha dichiarato, ospite del Bif&st al pubblico del teatro Petruzzelli, spiegando come quel percorso creativo sia stato una forma di elaborazione del lutto.
L’esordio alla regia arriva infatti subito dopo la scomparsa del genitore: 'Il primo, "Miele", l’ho girato poco dopo la morte di mio padre, quindi è stato il risultato di questo dolore'.
Nel secondo film, invece, la malattia e la morte vengono attraversate con un tono diverso, quasi alleggerito, senza perdere profondità. È proprio questo scarto a segnare un’evoluzione nel modo di raccontare la fine, trasformando il dolore in una dimensione più aperta e condivisibile.
E mentre continua a lavorare dietro la macchina da presa, Valeria lascia aperta una prospettiva concreta: quella di recitare un giorno in un film diretto da lei stessa.