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Meryl Streep respinge la definizione 'commedia romantica' e ne ridimensiona la lettura.
La protagonista di 'Il diavolo veste Prada' torna su uno dei titoli più riconoscibili della sua carriera e mette in discussione una lettura consolidata nel tempo. Intervenuta al 'The Late Show with Stephen Colbert', come riportato da Deadline e rilanciato da altre testate internazionali, l'attrice contesta una definizione che, a suo avviso, ne ha limitato il peso culturale.
La tre volte premio Oscar chiarisce che 'Il diavolo veste Prada' non era una semplice 'commedia romantica', ma una produzione costruita con ambizioni e investimento ben diversi. 'Non era una piccola commedia romantica', afferma Meryl Streep, aggiungendo che l'etichetta 'chick flick' 'non ha retto bene' nel tempo, soprattutto dopo il successo globale di titoli guidati da protagoniste femminili.
Il personaggio di Miranda Priestly, spesso accostato all'universo editoriale di Anna Wintour, resta uno dei ruoli più riconoscibili della sua filmografia. L'interpretazione ha portato 'Il diavolo veste Prada' oltre il racconto della moda, trasformandolo in una riflessione su potere, carriera e identità professionale.
Il ritorno di 'Il diavolo veste Prada' nel dibattito coincide con la fase di rilancio del franchise. Il sequel, atteso per il 1 maggio, riporta il brand sul grande schermo in un contesto segnato dalla trasformazione dei media e dell'industria fashion.
Il secondo capitolo, in uscita il 1 maggio, segna il ritorno del franchise al cinema e riapre il confronto su uno dei titoli più influenti degli anni Duemila.