Alfonso Signorini vuota il sacco sulle chat a sfondo sessuale e sulla denuncia presentata da un ex concorrente del 'Grande Fratello', vicenda che ha dato origine a un'indagine della Procura di Milano e a una lunga esposizione mediatica. In un'intervista a 'Il Giornale' racconta come ha affrontato quei mesi, difende il proprio comportamento e parla della delusione per gli amici che gli hanno voltato le spalle.

'Se non fossi stato una persona strutturata – racconta Signorini – e se non avessi avuto il supporto di pochissimi amici e il lavoro straordinario dei miei avvocati (Domenico Aiello e Daniela Missaglia), non ce l'avrei fatta'. Sul lungo silenzio aggiunge: 'Penso che ciò che è stato visto ed è stato detto non abbia bisogno di commenti. Ognuno si è fatto un'idea molto chiara, non c'è bisogno che io spieghi nulla. Almeno, per ora'.

Il giornalista precisa anche che l'addio alla direzione di 'Chi' non è stato una conseguenza della vicenda. 'Avevo già concordato con l'azienda la decisione di lasciare molti mesi prima che tutto questo scoppiasse. Avevo raccontato per 40 anni della mia vita il mondo dello spettacolo, della politica, del costume. Da un po' di tempo ero stanco. Mi sentivo fuori posto'.

Oggi la sua vita è cambiata. 'Musica, scrittura, viaggi, bellezza: ma ci sono sempre state queste cose nella mia vita. Come gli affetti. La novità è che queste cose sono diventate la totalità della mia vita'. Per affrontare quel periodo ha scelto di isolarsi: 'Non ho permesso a niente e a nessuno di entrare. Ho detto ai miei avvocati: Voi mi sostituite. Io non voglio sapere più niente. Ho cambiato anche il numero di telefono per evitare i messaggini degli amici'.

Signorini racconta di aver temuto il ritorno alla vita pubblica, salvo poi scoprire una realtà diversa. 'Sarei bugiardo se ti dicessi che non ho provato quella paura. Però dalla prima volta che sono uscito mi sono reso conto che le persone non solo non mi additavano, ma si avvicinavano e lo fanno tutt'ora, per esprimere la loro solidarietà. La paura era solo nella mia testa ma la realtà ha raccontato altro'.

Il ricordo più doloroso resta quello degli amici che, a suo dire, gli hanno voltato le spalle. 'Il silenzio di certe persone che si professavano fratelli, amici, che in passato con biglietti e lettere manifestavano tutta la loro stima professionale e il loro affetto. E che sono letteralmente spariti. Neppure il gesto di prendere in mano il telefono per chiedermi Come stai?. Ecco, tutto questo dopo trent'anni di frequentazioni, di attestati di affetto, non me lo sarei mai, dico mai, aspettato. Una mancanza di umanità, di empatia che mi ha profondamente ferito. È una cosa che non dimenticherò facilmente'.

Signorini respinge anche le accuse ricevute. 'Di sicuro so chi non sono. E chi non sono è quello che è stato raccontato'. E aggiunge: 'Non sono Bernadette né mi considero un santo. Sono una persona che vive la vita nella sua totalità e con tutti i suoi colori. Sono fermamente convinto che ognuno nella sua vita privata debba avere il diritto di fare quello che gli pare. Se non commetti reati, non puoi essere privato di questa libertà'.

Secondo il giornalista, nella vicenda 'c'è stata un'omofobia mostruosa'. E aggiunge: 'La cosa paradossale è che se un etero si approccia ad una ragazza nessuno ha niente da dire. Se a farlo è un omosessuale viene messo in croce. Anche questa è una battaglia civile da fare'.

Quanto al futuro, Signorini non esclude un ritorno in televisione. Per il momento si dedica alla musica, allo studio del pianoforte e alla regia della 'Bohème' all'Arena di Verona.

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