Ryan Murphy ha trasformato 'The Shards' anche in un racconto dell'epidemia di AIDS che segnò la sua adolescenza.

Sul set, alcuni ricordi sono riemersi con una forza inattesa e lo hanno spinto a riprendere la terapia.

Nel romanzo di Bret Easton Ellis quel tema resta soprattutto sullo sfondo. Murphy ha scelto di portarlo più vicino alla superficie della serie: 'Era sempre nella mia mente. Era sempre un sottotesto del lavoro'.

Il produttore aveva 16 anni nel 1981. A febbraio ebbe il suo primo appuntamento; pochi mesi dopo cominciarono ad arrivare le prime notizie sulla nuova malattia. Negli anni successivi perse molti amici che, ricorda, 'non hanno avuto la possibilità di crescere' come lui.

Le riprese hanno riportato tutto a galla. Una canzone o una scena potevano bastare per costringerlo ad allontanarsi dal set. 'Ho pianto', ammette Murphy. 'Pensavo di averlo affrontato, ma non era così. Avevo ancora molto stress post-traumatico. Ho ricominciato a vedere uno psicoterapeuta'.

L'ombra dell'AIDS accompagna così il thriller con Igby Rigney nei panni di un giovane Bret Easton Ellis, alle prese con il sospetto che un nuovo compagno possa essere un serial killer.

Murphy ed Ellis guardano già oltre la prima stagione. Il progetto immaginato dall'autore prevede fino a tre capitoli: se la serie continuerà, nelle stagioni 2 e 3 lo 'spettro dell'AIDS' entrerà apertamente nella storia. Al momento, però, FX non ha annunciato il rinnovo.

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