Nel 2049 Emanuela Fanelli ha abbandonato il cinema e vive appartata in un paese della Valle d'Aosta.

Una troupe la raggiunge per ricostruire la sua carriera e capire che cosa l'abbia allontanata dalle scene. È il punto di partenza di 'Peccato', un falso documentario in cui l'attrice interpreta una versione immaginaria di sé.

La storia mescola immagini autentiche, come quelle della vittoria ai David di Donatello, e una biografia inventata. Dopo i riconoscimenti arriva il successo di un altrettanto fittizio esordio alla regia, seguito dal declino e da una vicenda giudiziaria.

L'idea è nata dopo il primo David, in un momento felice del suo percorso professionale. A ispirarla sono stati i documentari celebrativi e la tendenza a trasformare ogni inciampo in una premessa alla rinascita. 'Io volevo una storia di fallimento puro, senza scuse', dice nell'intervista a Vanity Fair.

La protagonista porta il suo nome, ma ha una personalità costruita per la finzione: presuntuosa, egocentrica, pronta a raccontarsi bugie. Fanelli non cerca di renderla subito amabile. Le interessa che, dopo le risate, possa suscitare anche tenerezza.

Intorno a lei, il mondo dello spettacolo partecipa al gioco. Sabrina Ferilli compare in un reality inventato, 'Gran Sasso'; Paola Cortellesi è diventata presidente della Repubblica. Tra gli interpreti figurano anche Alessandro Borghi e Ferzan Özpetek.

La serie comprende sei episodi diretti da Valerio Vestoso, che firma la sceneggiatura con Fanelli e Giulio Somazzi.

Presentata fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, usa un futuro immaginario per mettere alla prova l'immagine pubblica della sua protagonista.

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